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Da sapere

Il 5 luglio, a quasi trent’anni dalla ratifica della  Convenzione dell’Onu sulla tortura , la camera ha approvato in via definitiva la legge che introduce il reato di tortura nell’ordinamento penale italiano. La nuova legge prevede una pena da quattro a dieci anni di reclusione per chi tortura, che salgono a un massimo di dodici se a commettere il reato è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio. La norma è stata molto criticata dalle organizzazioni che si occupano di violazioni dei diritti umani e dallo stesso relatore della legge, il senatore del Partito democratico Luigi Manconi. I  punti più criticati  della legge riguardano il fatto che per sussistere il reato deve essere “reiterato” e “deve essere stato compiuto con crudeltà e mediante più condotte e deve provocare un verificabile trauma psichico”. L’associazione Antigone  ha commentato  l’approvazione della legge dicendo: “Questa legge sarà difficilmente applicabile. Il limitare la tortura ai soli comportamenti ripetuti nel tempo e a circoscrivere in modo inaccettabile l’ipotesi della tortura mentale è assurdo per chiunque abbia un minimo di conoscenza del fenomeno della tortura nel mondo contemporaneo”.

«Abbiamo perso un po' di tempo. Per fortuna poco. Ora lavoriamo perché il 1 gennaio 2018 il nuovo direttore o direttrice del Parco Archeologico del Colosseo inizi a lavorare». A poche ore dalla pronuncia del Consiglio di Stato che ieri ha bocciato la linea del Tar concorde con le obiezioni del Campidoglio sull'istituzione del Parco Archeologico del Colosseo il ministro della Cultura Dario Franceschini fissa il timing per l'insediamento della nuova figura, tra le novità piu' rilevanti della riforma dei Beni culturali. A scegliere il nuovodirettore-manager del Parco del Colosseo sarà un bando internazionale, aperto anche a candidati stranieri, conferma il ministro: «Abbiamo ricevuto 82 domande, delle quali solo 16 non sono italiane. Ora una commissione di altissimo livello internazionale» ridurrà la rosa fino «a formare la terna che verrà vagliata dal sottoscritto».

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Al via bando internazionale per la selezione del direttore del Colosseo

Il 2 agosto incontro ministero-Comune  
L'altolà di Palazzo Spada al Tar Lazio e alla sindaca Virginia Raggi riporta ora l'attenzione ai difficili rapporti tra il Campidoglio e via del Collegio Romano. La prossima settimana, annuncia il ministro, ci sarà un incontro con il sindaco e il vicesindaco sollecitato dal Comune di Roma prima della sentenza, «cui andrò assolutamente aperto a forme di collaborazione sull'area archeologica centrale, nella misura e nella formalità che concordemente troveremo». Segnali di pace Franceschini li lancia anche sul resto del patrimonio artistico e culturale di Roma su cui è in corso una sorta di italianissima guerra sulla titolarità della tutela. L'importante, sottolinea Franceschini, «è che ci sia un minimo di bilaterità perché in tutte le scelte che il Comune ha fatto in questo anno nessuno mi ha mai informato di nulla: l'idea di fare biglietti gratuiti, tutto ciò che concerne l'autonomia del Comune. Nessuno ha mai sentito un nostro parere preventivo».

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2016, anno record per i musei italiani. Le star: Colosseo e scavi

Verso 7 milioni di visitatori nel 2017  
Quindi «massima disponibilità sapendo che partiamo da questa scelta, chiara, di fare il più importante parco archeologico del mondo. Veramente mi sarebbe sembrata una cosa zoppa, se la riforma fosse stata applicata con buoni risultati in tutta Italia e non a Roma». La riforma della governance del “bene culturale” Colosseo è quanto mai urgente, anche per fronteggiare al meglio la marea di visitatori «che nel 2017 potrebbero arrivare a 7 milioni». Quanto alla polemica sulla destinazione dei proventi del Parco, Franceschini precisa che «non è mai andato un euro al Comune di Roma», dal momento che il decreto attuativo prevede «che il 30% degli incassi del Colosseo» vada alle attività della Soprintendenza nel territorio di Roma. Dopo la sentenza dei giudici amministrativi, il ramoscello della pace, da parte del Comune, potrebbe arrivare dalla nomina dei rappresentanti del Campidoglio, finora mai designati, nei comitati scientifici dei musei e dei parchi archeologici interessati alla riforma, come il Parco di Ostia Antica, il Museo Nazionale Romano e il Parco Archeologico dell'Appia Antica. «Quei posti – conclude il ministro - sono stati lasciati liberi auspicando un'indicazione dal Comune».

Petrolio e gas rendono impermeabili alle critiche

Non mancano dunque valutazioni critiche dall’interno. Quello che pochi sono pronti ad ammettere pubblicamente è che l’Occidente sta perdendo influenza nei confronti di un governo imbaldanzito dalla propria ricchezza energetica. Un  report emerso da wikileaks  rivela le perplessità nutrite in proposito da Anne Derse, ex ambasciatrice statunitense a Baku. “L’accresciuta sicurezza del governo azero – si legge in una nota inoltrata nel 2008 al Dipartimento di Stato – si riflette in un’accresciuta resistenza a coercizioni politiche esterne, incluse le indicazioni occidentali su democrazia e diritti umani”. La stessa ambasciatrice riconosce negli idrocarburi la causa della rinnovata risolutezza della politica estera azera e raccomanda alla diplomazia americana di coniugare alle pressioni degli “incentivi intelligenti”. Il comportamento delle autorità conferma le apprensioni della Derse: i rapporti con la Norvegia, partner petrolifero dell’Azerbaijan tramite Statoil, si sono incrinati da quando nel 2007 un politico del Paese scandinavo osò interrogare il Presidente Aliyev sulla libertà d’espressione. Come quest’ultimo asserì un anno dopo, “l’Azerbaijan non ha bisogno del supporto finanziario o delle raccomandazioni della comunità internazionale […] e non permetterà alcuna interferenza […]; cosa succede se usciamo da organizzazioni come Osce e Consiglio d'Europa?”. Lo scorso agosto, dalle minacce si è passati al respingimento della domanda di visto di Christoph Strasser, relatore speciale del Consiglio d’Europa sui prigionieri politici in Azerbaijan. Finora, d'altronde, l’unico “incentivo intelligente” applicato dagli Stati Uniti è stato quello di minimizzare le critiche, com’è risultato evidente dal viaggio di Hillary Clinton dello scorso anno.

In Azerbaijan, la genuina dedizione di tanti attivisti e funzionari internazionali alla causa della libertà d’espressione si scontra con potenti interessi politico-economici, che impediscono alla comunità internazionale di esprimersi con un’unica voce. Nonostante tali limiti, tuttavia, è importante che questa perseveri nel suo impegno: senza il suo aiuto Eynullah Fatullayev,  Emin Milli, Adnan Hajizade  e tanti altri giornalisti sarebbero senza dubbio ancora in prigione.

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